Ma quanto è buunoo l'aperitivo? Tanto dice pupetta.
E sì che ieri sera si è davvero divertita. Papàgi a casa (ha lavorato lo stesso) per permettere a me di lavorare fino a tardi, un passaggio da gusella per comprare due paia di scarpe (so che sto sbagliando, losolosoloso), uno dei quali è stato indossato immediatamente e via verso piazza di pietra per l'aperitivo.
Io, papàgi e pupetta ci siamo goduti un bel tramonto in una piazzetta accogliente. Avevamo bisogno di distrarci un po', di provare a rilassarci.
L'atmosfera è piaciuta anche alla piccina. Succo di frutta, pizza ripiena in un mano e una patatina (neanche terminata) nell'altra mano, ed ecco il suo debutto all'aperitivo.
Per cercare di approfittare del momento di relativa calma, abbiamo anche pensato di fare un passaggio da Pizzarium, dal mitico (così viene definito nel web) Gabriele Bonci. A vederlo da fuori il locale non entusiasma, ma la pizza - come ha detto papàgi - è di un altro pianeta. Ha gradito anche pupetta, ma le cose buunee le mangia volentieri!
venerdì 8 luglio 2011
giovedì 7 luglio 2011
Un'esplosione di parole
Il vocabolario di pupetta si arricchisce ogni giorno e i suoi discorsi si allungano.
Mi sorprende con le sue rispostine brevi, quando le dico qualcosa e mi fa sciogliere con i suoi sorrisi e mi dice "ancooaa" quando vuole continuare a fare un gioco. E invece è decisa quando mi dice, "no basta" e non vuole più mangiare, anche se quello che le avevo preparato come pappa "èbbuno". Adesso si è fissata con il "pollo" (lo dice proprio così) e con la "pizza", ma ha una passione anche per il "eato" (gelato), "paie" (pane), "mela", "pera" e ovviamente la "banaia" (banana). E non riesco a farle mangiare la meravigliosa frutta estiva...
Lo so, è una roba da non credere, ma fa grandissimi progressi con la lettura. Riconosce - scrivo così perché secondo me più che leggere riconosce il disegno - le parole giallo, verde, rosso. Stamattina ha persino letto mamma e papà.
E ziachicca - non a caso si sta specializzando proprio in questo - mi ha detto che devo lasciarla in pace e farla giocare. Ma è lei che che appena vede una "catta" vuole anche la "penna"....e scrive dappertutto, con qualsiasi cosa, anche con i cucchiai. Chi non ci crede, può chiedere ai muri di casa mia.
Mi sorprende con le sue rispostine brevi, quando le dico qualcosa e mi fa sciogliere con i suoi sorrisi e mi dice "ancooaa" quando vuole continuare a fare un gioco. E invece è decisa quando mi dice, "no basta" e non vuole più mangiare, anche se quello che le avevo preparato come pappa "èbbuno". Adesso si è fissata con il "pollo" (lo dice proprio così) e con la "pizza", ma ha una passione anche per il "eato" (gelato), "paie" (pane), "mela", "pera" e ovviamente la "banaia" (banana). E non riesco a farle mangiare la meravigliosa frutta estiva...
Lo so, è una roba da non credere, ma fa grandissimi progressi con la lettura. Riconosce - scrivo così perché secondo me più che leggere riconosce il disegno - le parole giallo, verde, rosso. Stamattina ha persino letto mamma e papà.
E ziachicca - non a caso si sta specializzando proprio in questo - mi ha detto che devo lasciarla in pace e farla giocare. Ma è lei che che appena vede una "catta" vuole anche la "penna"....e scrive dappertutto, con qualsiasi cosa, anche con i cucchiai. Chi non ci crede, può chiedere ai muri di casa mia.
mercoledì 6 luglio 2011
Speriamo che ci guardi da lassù
E' stato un fine settimana emotivamente e fisicamente intenso quello che è appena trascorso.
E' morta la ziagi, la zia di papàgi. Soffriva da più di un anno, purtroppo non siamo riuscita a salutarla.
Per rispetto ho fatto partecipare pupetta a tutti i momenti del suo addio. Non credo che ricorderà niente, purtroppo neanche tutto il bene che la ziagi le voleva.
Speriamo che ziagi abbia finalmente finito di soffrire.
E' morta la ziagi, la zia di papàgi. Soffriva da più di un anno, purtroppo non siamo riuscita a salutarla.
Per rispetto ho fatto partecipare pupetta a tutti i momenti del suo addio. Non credo che ricorderà niente, purtroppo neanche tutto il bene che la ziagi le voleva.
Speriamo che ziagi abbia finalmente finito di soffrire.
lunedì 27 giugno 2011
Adesso ancora di più
Quest'ansia per quello che succederà mi occupa la mente costantemente.
Non voglio dividermi da papàgi, non voglio che pupetta veda il suo papà solo nei fine settimana.
Posso accettarlo per qualche mese, ma poi dovrò prendere una decisione.
Sono pronta a lasciare tutto e ricominciare da zero, magari con un lavoro meno garantito e meno soddisfacente. Ma sono pronta a farlo, per la mia famiglia.
Se rinunciando a me, potrò salvare la mia famiglia, lo farò.
Sperando che sia la decisione giusta.
Non voglio dividermi da papàgi, non voglio che pupetta veda il suo papà solo nei fine settimana.
Posso accettarlo per qualche mese, ma poi dovrò prendere una decisione.
Sono pronta a lasciare tutto e ricominciare da zero, magari con un lavoro meno garantito e meno soddisfacente. Ma sono pronta a farlo, per la mia famiglia.
Se rinunciando a me, potrò salvare la mia famiglia, lo farò.
Sperando che sia la decisione giusta.
A piccoli passi verso la separazione
Domani papàgi andrà a Milano per definire gli accordi in vista del suo trasferimento.
Mi dice e mi ripete che staremo lontani per poco tempo. A me invece sembra una vera e propria separazione.
Da quando è nata pupetta non avevo più gli attacchi di ansia da separazione, da abbandono. Non ho fatto in tempo ad abituarmi a stare tranquilla che è arrivata la mazzata.
Lui deve seguire la carriera, me lo dico e lo ripeto. Glielo dico e glielo ripeto.
E' giusto che io, sua moglie, lo invogli a seguire e inseguire le sue ambizioni.
Ma mi fa male pensare che noi resteremo qui e lui andrà via, e che questo lo renderà felice.
Come faccio a essere ottimista?
Per me questo è il primo passo verso la divisione della nostra famiglia.
Mi dice e mi ripete che staremo lontani per poco tempo. A me invece sembra una vera e propria separazione.
Da quando è nata pupetta non avevo più gli attacchi di ansia da separazione, da abbandono. Non ho fatto in tempo ad abituarmi a stare tranquilla che è arrivata la mazzata.
Lui deve seguire la carriera, me lo dico e lo ripeto. Glielo dico e glielo ripeto.
E' giusto che io, sua moglie, lo invogli a seguire e inseguire le sue ambizioni.
Ma mi fa male pensare che noi resteremo qui e lui andrà via, e che questo lo renderà felice.
Come faccio a essere ottimista?
Per me questo è il primo passo verso la divisione della nostra famiglia.
venerdì 24 giugno 2011
You are not even here
Questo verso chiude una poesia che ho letto oggi.
Mi ha colpito, tu non sei nemmeno qui. Mi viene da ripeterla, continuamente.
Ma non so a chi mi sto rivolgendo.
In questi giorni mi sto sforzando di mantenere la calma, di non cedere ai nervi. Ma vorrei partire. Mi sento soffocare. Mi sembra di non riuscire a decidere niente della mia vita. Neanche quando dormire.
Mi manca casa mia. La chiamo ancora così casa dei miei genitori, casa mia.
Mi manca il mio paese. Vivo a Roma da molti anni, quasi metà della mia vita l'ho passata lontana da casa ormai.
Eppure è da qualche giorno che la mia mente torna alla mia infanzia, anzi alla mia adolescenza. A quella febbre di vivere che ci prendeva quando arrivava la primavera e poi scoppiava con la chiusura della scuola e i primi giorni a mare.
Poi arrivavano i nostri amici dalle città, accompagnati dai genitori a casa dei nonni per le vacanze estive.
Il Paese si popolava, le passeggiate, i sorrisi, i gelati, le ciliegie raccolte mentre si facevano le corse in bici.
E poi il motorino, gli inseguimenti sulla strada del mare.
Il sole che ti brucia il viso.
Addormentarsi con la speranza che il giorno successivo avrebbe regalato nuove sorprese.
You are not even here.
Forse è rivolta proprio a me.
Mi ha colpito, tu non sei nemmeno qui. Mi viene da ripeterla, continuamente.
Ma non so a chi mi sto rivolgendo.
In questi giorni mi sto sforzando di mantenere la calma, di non cedere ai nervi. Ma vorrei partire. Mi sento soffocare. Mi sembra di non riuscire a decidere niente della mia vita. Neanche quando dormire.
Mi manca casa mia. La chiamo ancora così casa dei miei genitori, casa mia.
Mi manca il mio paese. Vivo a Roma da molti anni, quasi metà della mia vita l'ho passata lontana da casa ormai.
Eppure è da qualche giorno che la mia mente torna alla mia infanzia, anzi alla mia adolescenza. A quella febbre di vivere che ci prendeva quando arrivava la primavera e poi scoppiava con la chiusura della scuola e i primi giorni a mare.
Poi arrivavano i nostri amici dalle città, accompagnati dai genitori a casa dei nonni per le vacanze estive.
Il Paese si popolava, le passeggiate, i sorrisi, i gelati, le ciliegie raccolte mentre si facevano le corse in bici.
E poi il motorino, gli inseguimenti sulla strada del mare.
Il sole che ti brucia il viso.
Addormentarsi con la speranza che il giorno successivo avrebbe regalato nuove sorprese.
You are not even here.
Forse è rivolta proprio a me.
giovedì 23 giugno 2011
E allora ditelo...
Passata la paura per la scarlattina - anche se pupetta prende ancora l'antibiotico - ci pensa papàgi a farmi stare preoccupata. Sta lavorando tanto - perché lui deve andare a Milano, altrimenti si licenzia (ma questo è un altro post, forse) - talmente tanto che gli è venuta la febbre. E hon dovuto anche insistere per fargli prendere la tachipirina. E lo so che mettere una "suppostina" per un uomo è una tortura, ma ti sta bene anche un po' perché anche io avrei preferito avere a casa la tachipirina effervescente quando mi serviva...
Siccome però sono brava, in fondo, ma in fondo, prima di andare a lavorare sono andata in farmacia caricandomi in braccio pupetta che, pensando di andare al parco, non è voluta salire sul passeggino.
Erano le 9h20, ma c'erano già 40 gradi all'ombra.
A che serve mettersi un vestitino carino - che ancora chili ne devi perdere,è vero, ma almeno ti vesti carina - se poi con spesa, pupetta in braccio devi camminare sotto il sole e ti vengono le guance rosse - e non sono belle come quelle del primo amore - e i capelli a carciofo, e quando finalmente saltando da un autobus all'altro - perché quando servono i centralini taxi non rispondono mai - e quando arrivi finalmente a quella conferenza stampa che per fortuna non comincia proprio puntuale la collega ti chiede se sei allergica perché hai gli occhi un po' gonfi. ALLERGICA? OCCHI GONFI? E' una settimana che non dormo. Stanotte mi è perfino toccato dormire sul divanoletto perché papàgi aveva la febbre alta e per evitare di essere contagiata immediata anch'io mi sono spostata.
E comunque anch'io non mi sento tanto bene...
Solo che devo fare finta di niente, tenermi i miei dolori e le mie delusioni fortissime - che questa volta quasi, quasi ci credevo...avevo pure la nausea. Per ora non ho neanche voglia di piangere.
Dulcis in fundo, tatagi è arrivata tardi e va via presto.
Le cose o le facciamo bene o niente...
Siccome però sono brava, in fondo, ma in fondo, prima di andare a lavorare sono andata in farmacia caricandomi in braccio pupetta che, pensando di andare al parco, non è voluta salire sul passeggino.
Erano le 9h20, ma c'erano già 40 gradi all'ombra.
A che serve mettersi un vestitino carino - che ancora chili ne devi perdere,è vero, ma almeno ti vesti carina - se poi con spesa, pupetta in braccio devi camminare sotto il sole e ti vengono le guance rosse - e non sono belle come quelle del primo amore - e i capelli a carciofo, e quando finalmente saltando da un autobus all'altro - perché quando servono i centralini taxi non rispondono mai - e quando arrivi finalmente a quella conferenza stampa che per fortuna non comincia proprio puntuale la collega ti chiede se sei allergica perché hai gli occhi un po' gonfi. ALLERGICA? OCCHI GONFI? E' una settimana che non dormo. Stanotte mi è perfino toccato dormire sul divanoletto perché papàgi aveva la febbre alta e per evitare di essere contagiata immediata anch'io mi sono spostata.
E comunque anch'io non mi sento tanto bene...
Solo che devo fare finta di niente, tenermi i miei dolori e le mie delusioni fortissime - che questa volta quasi, quasi ci credevo...avevo pure la nausea. Per ora non ho neanche voglia di piangere.
Dulcis in fundo, tatagi è arrivata tardi e va via presto.
Le cose o le facciamo bene o niente...
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